LE PRATICHE SOCIALI, OGGI – 4 – *

Frequentare il senso del possibile.
Musil diceva che se esiste il senso della realtà, deve esistere anche il senso della possibilità. Nel contesto storico attuale, che è il meno libero della Storia, individuare il possibile, oltre le costrizioni, le catene fisiche e cartacee, gli stereotipi e i luoghi comuni, è la missione di tutte le pratiche sociali. La domanda non può essere solo “perchè fare qualcosa”, ma anche “perchè non farla”. Vivere secondo il permesso e consentito, è un tipo di schiavitù. Sperimentare tutto il possibile che non è espressamente proibito, è libertà.

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LE PRATICHE SOCIALI, OGGI – 3 – *

Rievocare il dimenticato.
La memoria è una delle difese dall’omologazione. Non quella selettiva offerta ogni giorno dai mezzi di comunicazione di massa, asserviti all’omologazione del regime. Non quella scritta dai vincitori, creatori dell’impero. La memoria che ci difende è quella delle storie individuali e quella di tutti gli eventi e i personaggi che sono stati sconfitti, dimenticati, sepolti. La memoria degli eventi scomodi, capaci di contraddire la “verità” quotidianamente inventata per asservire e manipolare. Ciò che è dimenticato e negletto, va rievocato e rivalutato. La storia in ombra è quella che deve ispirare le pratiche sociali.

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LE PRATICHE SOCIALI OGGI – 2 – *

Occuparsi di chi non c’è.
Le pratiche sociali, nei casi migliori, si appiattiscono sull’utenza. Occuparsi di chi è presente, di chi si avvicina, di chi “fruisce” è solo una parte (e non la più importante) del lavoro sociale. Il compito primario delle pratiche sociali è quello di occuparsi di chi non c’è, di chi è assente e lontano, di chi non è nemmeno consapevole del bisogno di fruirne. La biblioteca deve preoccuparsi dei non lettori. La scuola deve concentrarsi su quelli che non la frequentano. La sanità deve dedicarsi ai non pazienti. Il centro culturale e sociale deve impegnarsi verso i soggetti solitari ed emarginati che non partecipano.
(continua)

  • di G.Contessa – per chi volesse leggere tutto subito

 

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Disobedience

Il MIT Media Lab lancia un premio per la disobbedienza. 250mila dollari a chi infrange le regole per il bene della società

https://www.media.mit.edu/disobedience/

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LE PRATICHE SOCIALI, OGGI – 1 *

Disoccultare le contraddizioni.
L’impero e il regime si fondano sull’omologazione. Tutti devono essere uguali, non equivalenti. La potenza del totalitarismo, supportata dalla forza e dai mass media non si limita ad imporsi, vuole convincere, appiattire, omogeneizzare. Le contraddizioni vengono occultate, sorvolate, represse. La “folla solitaria”, non il cittadino soggetto e individuo, è il terreno ideale dell’impero d’Occidente. Così, ogni pratica sociale ha senso solo se si distingue, si distacca, si oppone non con strategie e tattiche militanti, ma con la logica, la razionalità, la messa in luce delle contraddizioni. Smascherare ciò che viene presentato come ovvio e naturale, dare valore all’alterità, al potenziale e al divergente.
(continua)

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LE PRATICHE SOCIALI, OGGI – 0 – *

In un’era di welfare gravemente compromesso, nella quale le scienze umane e sociali stanno scomparendo, non possiamo non chiederci se esista e quale sia il futuro delle pratiche sociali. Con questo termine indichiamo tutte le tecniche e le professioni dei settori culturale, educativo, assistenziale, ricreativo. Le pratiche sociali riguardano l’immateriale e le persone. Il lavoro sociale è quello del formatore, dell’educatore, dell’animatore, dell’operatore culturale. La tentazione di considerare chiuso il Novecento e moribonde tutte le sue scoperte nelle scienze e nelle professioni umane e sociali, è alta. Ma esiste anche l’ottimismo che segnala i bisogni delle persone come comprimibili, ma mai sopprimibili. Può morire il welfare, possono morire le scienze umane e sociali, ma non possono morire i bisogni che ogni essere umano continua ad avere, oltre le nefandezze della storia, consapevolmente o no.
(continua)

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Comunità di ricerca …

in Uni BG si è ragionato di non violenza, responsabilità e diritti, resistenza al male, … Don Milani, Freire, Panikkar, Simon Weil, tra i testi ispiratori …
ribadita la loro attualità, quindi; affermata la necessità di un’educazione che non sia “bancaria”, mero trasferimento di conoscenze … “disobbedire” pare sempre più difficile (rif. Don Milani) …

in foto Jose Luis Corzo (Università di Salamanca)  Don MIlani 1

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….SI TRATTA DI FAR PENSARE……….

L’incontro di riflessione dello scorso gennaio alla sede di AIATEL su “Il senso dell’animazione oggi” è stato interessante. Chi volesse uno stimolo a riflettere sull’argomento può leggere la breve sintesi e magari può inviare qui un commento, un’idea, un punto di vista anche diverso e oppositivo. Confrontarsi è importante e per noi: più idee più risultati!

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RIFLESSIONE di Rita

Ripensando alla domanda sul bisogno di animazione, mi è venuta in mente la scala di Maslow e a come vengono percepiti dalle persone i bisogni in un periodo come il nostro.
Ci sono stati anni di relativo benessere in cui ci si è abituati a soddisfare dei
bisogni che andavano oltre quelli primari e questa sorta di tranquillità economica
ha permesso di far crescere discorsi di realizzazione personale e di ricerca
dell’interiore. Questo ha portato ad investire, anche economicamente, in questa
direzione.
Nuovi bisogni, legati magari a soluzioni tecnologiche (telefoni, social network, …),
hanno un po’ sfalsato le relazioni sociali, creando un disorientamento nelle
persone che, unito alla crisi economica e politica, ha come nascosto gli ultimi due
bisogni della scala di Maslow, che esistono ancora al nostro interno ma non sono
così visibili come un tempo.
Siccome si tratta di bisogni importanti, secondo me l’animazione dovrebbe avere
come obiettivo il fatto di renderli visibili e dare loro nuovamente il ruolo che gli
spetta.

 

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Educare

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Danilo Dolci

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